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LOW COST: LA DEMOCRAZIA DELLA CONOSCENZA
2008-10-11
 
Conferenza Programmatica annuale CNCU - Regioni e Decennale del CNCU
Saint Vincent 10-11 Ottobre 2008
 
Rapporto del Presidente dell’Adoc Carlo Pileri
“LOW COST: LA DEMOCRAZIA DELLA CONOSCENZA”
 
Un tempo c'era da fidarsi….
… Le ere duravano almeno un’era.
L’era del villaggio globale sembra – invece- essersi esaurita in meno di dieci anni.
Abbiamo appena fatto in tempo ad assaporare la possibilità di essere cittadini del mondo,  che una crisi senza precedenti probabilmente è arrivata a toccare tutto il mondo occidentale.
Che ora forse si affida più ai fondi cinesi e arabi, che non ai tradizionali baluardi del capitalismo finanziario occidentale, erosi nei loro fondamentali dal piccolo villaggio dei finanzieri d'assalto.
Pochi, ma più efficaci, nella vastità del danno che hanno causato, delle cavallette d'Egitto.
Ci stavamo appena abituando all’idea di poter fare tutto, nel mondo, direttamente da casa nostra, o spostandoci con pochi soldi grazie alle mille opportunità che ci venivano offerte quotidianamente.
Comprare un cappotto in Canada, con l’e-commerce. 
Mettere all’asta il vecchio orologio d’oro su e-bay per pagarci il dentista o la spesa del mese.
Comprare libri rari offerti in Germania.
Vendere il corredo della zia sui mercatini on line.
Conoscere facce nuove, o ritrovare i compagni delle elementari sparsi nel mondo, magari faticando alle prese con il dialogo impossibile imposto dal gergo di FaceBook.
Oppure divertirsi a chattare con un amico virtuale in Cina o in Iraq che ci racconta dei suoi problemini nazionali.
E magari solo poche settimane fa avevamo detto a uno di loro:
Che fortuna! Io vivo qui, nel Bel Paese. Ho tutto. Cosa mi manca?  
E stavamo magari per aprire il pc, o andare direttamente all'aeroporto per approfittare di un last minute o di un volo low cost.
E cosa ci manca ?
I soldi! Ci mancano oggi-
Siamo nel bel mezzo della più grave crisi economica dal 1930. Fino a qualche settimana fa era storia. Ora 1929 non si pronuncia più.  porta sfortuna.
E noi, a causa di questo tsunami finanziario, ci ritroviamo a discutere di cose che non sentivamo da tempo. Eppure il nostro villaggetto globale  ci piaceva. Ora, sentiamo nuovamente parlare di cose dimenticate. Berlusconi e Sarkozy vogliono una cassa comune europea e Angela Merkel dice no.
Ha paura che perdere le riserve valutarie tedesche possa impedire alla Germania di salvarsi.
Un po' come scrisse il giornale satirico il Male qualche annetto fa.
A Roma ci chiedevamo  un po' tutti come mai il Comune aveva messo delle transenne metalliche leggere nella Piazza di san Pietro, praticamente sul confine con lo Stato Vaticano. Il Male non perse l'occasione e titolò: “Scoperto il mistero delle transenne a San Pietro. Il Vaticano prende le distanze dall'Italia. In caso di attacco nucleare, non colpite qui.”
Quella era satira.
Ma il terremoto finanziario di questi giorni può veramente fare risalire a galla inutili nazionalismi. E non si spiega. L'economia non è globale perché qualcuno vuole che lo sia. Sarà sempre globale.
Locale è solo la paura, come l'istinto di difendersi asserragliandosi in casa durante un terremoto.
Inutile.
E alla fine perdiamo tutti.
 
 
La nuova frontiera del terzo millennio: il superamento delle frontiere
 
Le opportunità offerte dall'uso buono delle tecnologie, porta alla concorrenza tra economia di lusso e low cost, a noi la scelta di quanto deve essere vasto il nostro mondo.
La voglia di conoscere, scambiare, imparare dagli altri Paesi e dagli altri continenti hanno aperto un processo che non potrà che essere irreversibile.
Solo 60 anni fa andare da una città di provincia alla capitale era un lusso che pochi si potevano permettere. In Italia, come in Francia o in Germania.
Oggi fin dalle scuole medie si organizzano viaggi scolastici in giro per l’Europa. L’aereo è un mezzo spesso più economico del treno, e si trovano ottime soluzioni per dormire, senza necessariamente ricorrere agli ostelli della gioventù. Comunque sopravvissuti anche all'arrivo di catene come le francesi IBIS o Campanile, per fare un esempio, che offrono confortevoli sistemazioni a prezzi concorrenziali perfino coi campeggi.
Il low cost ha permesso di abbattere anche le frontiere tra le classi in campo di moda: la spagnola ZARA o l’inglese Mark & Spencers offrono soluzioni trendy per tutte le tasche.
Non vendono Chanel o Brioni, ma rendono possibile l'eleganza senza impegnare un mutuo.
Il low cost ha dato un contributo decisivo a rendere le frontiere doganali e culturali europee un ricordo lontano.
Quando andiamo in giro per l'Europa e all'aeroporto ci fermano perché abbiamo solo la patente, guardiamo l'interlocutore come  uno che ci sta limitando il diritto costituzionale alla spostamento, non come ad uno che fa il proprio lavoro, anzi di più, perché controlla che abbiamo un documento di riconoscimento valido.
E la patente nemmeno lo è.
Quando abbiamo tempo pure questa la dovremmo risolvere.
In fondo avere la patente è più difficile che avere la carta d'identità.
Oggi non è un fatto raro che un giovane studente, in Italia come in Spagna o in Turchia o in India, cerchi di studiare all'estero o di trovare soluzioni professionali fuori dai confini del suo Paese. In questo caso non si imbarcano sulle carrette del mare, ma con la voglia di affrontare delle sfide e di vincerle.
Hanno la consapevolezza di trovarsi in un altro Paese, ma ci vivono a proprio agio e spesso con maggiori chance di successo rispetto al luogo natìo.
  
 
Il low cost è conoscenza e tendenzialmente democratico
 
L’Unione Europea ha dimostrato che è possibile vivere una democrazia globale senza frontiere interne.
Non c'è più la terra mia e quella tua.
C'è uno spazio europeo unico dove la cultura è dei popoli, la terra può accogliere tutti.
Il resto lo hanno fatto internet, i trasporti veloci e i telefonini.
Ormai sono servizi e prodotti di massa.
Il low cost della comunicazione e dei trasporti ha creato davvero un Paese mondiale del quale non fanno parte solo quelli che proprio non vogliono abbandonarsi al piacere della compagnia altrui.
La pace quotidiana è stata conquistata più da queste opportunità che dagli accordi mondiali.
Non a caso l'11 settembre, che sembrava la data che ci avrebbe potuto sospingere verso un nuovo medio Evo, ha segnalato il problema dei danni che le minoranze ostinate possono fare, ma non ha interrotto il processo dei sempre maggiori movimenti delle merci e delle persone.
Sono tutte cose che non potevano essere pianificate. Sono state spontanee e hanno portato pace tra popoli che solo pochi decenni fa si odiavano senza ritegno e ora nemmeno se ne ricordano.
Parlarsi, conoscersi, commentare i fatti dei propri Paesi, ma anche dei propri uffici, fabbriche, scuole, università, ha rappresentato e rappresenta una partecipazione diretta ai fatti del mondo come mai c’è stata nella storia dell’uomo.
Aerei che ti portano a New York o a Pechino per meno di 500 euro non si erano mai visti prima.
La gente del mondo ha voglia di entrare in contatto con gli altri, ha voglia di parlare, di confrontarsi, di conoscere, di ospitare.
Questa è la democrazia che conosciamo.
Internazionale, diffusa, partecipata, per molti aspetti non regolata e che si radicherà e che dovrà essere capita dagli stessi mediatori politici e sociali, perché sarà sempre più difficile eluderla.
 
 
I rischi della crisi: la sicurezza, il tornare al passato, il divario tra le classi
 
Eppure in questa evoluzione positiva del nostro pianeta, non mancano le tragedie solite.
Le guerre, l'alta finanza che si è applicata a vendere fumo e a volte nemmeno quello, le speculazioni di Stato e di famiglia, gli imprenditori dediti alla truffa, la politica presa sistematicamente in contropiede da tutto, perché lontana e disattenta dalla società.
Tutte queste cose potrebbero portarci verso il nuovo villaggio globale.
Più piccolo, più difficile da vivere, col rischio di dover riprendere in mano la zappa, pur avendo ancora le dita sulla tastiera di un pc.
Questo nuovo villaggio non potrà essere come lo Stato nazionale di un tempo, ma sarebbe doloroso viverci dentro a causa di una delle più gravi e preoccupanti crisi economiche e sociali che si siano verificate nella storia.
Per certi versi la prima vera grande crisi globale.
E' un fatto storico di portata unica.
Un punto di svolta per il cambiamento lo definirebbe Obama.
Che proprio a Berlino a proposito della unione dei popoli e dell’importanza dlel’Europa unita disse qualche settimana fa: “ La collaborazione e la cooperazione tra le nazioni non è più una scelta, è il nuovo modo, il solo modo, di proteggere la nostra comune sicurezza e avanzare nella nostra comune umanità.
Questo perché il pericolo più grande di tutti i nuovi muri è dividerci gli uni dagli altri. Le mura tra i paesi ricchi e quelli che hanno di meno non possono più esserci. Le mura tra le razze e le tribù, tra i nativi e gli immigrati, tra cristiani musulmani e ebrei non possono esserci. Queste ora sono le mura che noi dobbiamo tirare giù.
Noi sappiamo che sono caduti.
Dopo secoli di divisioni i popoli dell’Europa hanno formato una Unione di promesse e di prosperità.
…  Non solo abbiamo abbattuto il muro di Berlino, ma sono cadute le mura di Belfast, nei Balcani ….
Così la storia ci ricorda che le mura possono cadere.
Ma i risultati non sono mai facili. La vera alleanza ed il vero progresso richiedono un lavoro costante e veri sacrifici. Richiedono impegno di sviluppo e di diplomazia, di progresso e di pace.
Richiedono alleanze che mettano fine alle guerre e portino ad assicurare i criminali di guerra alla giustizia.
Richiedono che ciascuno ascolti gli altri, impari dagli altri e più di tutti creda negli altri.
Questo è perché l’America non può tornare indietro.
Questo è perché l’Europa non può tornare indietro.
Così diceva Obama a Berlino.
E dico io, ora,  l’Europa non deve tornare indietro perché l’Europa unita ed allargata ai nuovi Paesi candidati può essere un punto di riferimento importante per i cittadini europei, per i democratici di tutto il mondo.
Ma torniamo a riflettere sulla crisi. Ebbene, quando arrivano le crisi, il low cost può essere una risposta strategica per evitare molti rischi e peggioramenti ben più allarmanti e gravi della situazione quo ante.
Un sistema low cost per mantenere alti i livelli di scambi, informazioni, comunicazioni.
E qui entriamo in gioco noi.
Dobbiamo vigilare perché siano garantiti i livelli di sicurezza, perché siano evitate le possibili truffe che si annidano in contratti talvolta speciosi, perché siano potenziati i sistemi di difesa individuali.
Il ruolo che dobbiamo ricoprire è strategico. Dobbiamo garantire fiducia all'interno di un sistema economico che l'ha persa.
Ecco perché le associazioni dei consumatori devono essere più unite in Italia, in Europa e nel Mondo.
Dobbiamo essere un faro e un vigile. Dobbiamo garantire che tutti si mettano a produrre fiducia e credibilità.
In fondo la crisi vera arriverà solo se perderemo questi due fondamentali tasselli della convivenza e dell'economia.
 
 
La nuova Europa: i consumatori antenna di una moderna democrazia europea
 
L'Europa non è più un'espressione geografica.
Oltreoceano vedono benissimo, meglio forse di quanto ce ne rendiamo conto noi, che il nostro sistema continentale funziona.
Con il trattato di Lisbona potremo avere un nuovo sviluppo verso una più semplice convivenza continentale, più sociale che politica.
A patto che la politica funzioni e non si metta in mezzo per rendere difficili le cose facili. I cittadini europei sono maturi. 
Possono vivere di pregiudizi ma più al livello di sfottò che di volontà di aggressione come accadeva qualche decennio fa.
Se c'è un'aggressione razziale è una notizia continentale.
Tutti ci indigniamo nello stesso modo.
Ormai esistono centinaia di migliaia di ragazzi ed ex ragazzi che hanno fatto scambi culturali (anche grazie all'Erasmus).
In milioni abbiamo scambi commerciali continentali. Gestiamo e cerchiamo le informazioni su basi planetarie senza alcuna difficoltà (internet, u tube, giornali on line, forum, blog sono sistemi transnazionali da anni).
Infine abbiamo i trasporti low cost (specie aerei).
La nostra base sociale è fatta di questo: una società attiva che si mischia in continuazione e sta costruendo una Europa che solo politicamente non riesce a fare il passo decisivo.
Una grande forza dei consumatori europei può essere un utile volano democratico ed unificante utile non solo per meglio difendere a Bruxelles i diritti dei consumatori, ma anche utile alla stessa Europa per dare quel colpo di reni decisivo a farne una grande potenza democratica ed economica, per la pace e la crescita equilibrata del mondo intero.
 
L'Europa i cittadini la vogliono.
 
La vogliamo perché da consumatori, da persone che stanno rischiando i loro risparmi e i loro livelli di reddito, sappiamo che questo sacrificio imposto dal miraggio dell'economia di carta e dei suoi cavalieri può trasformarsi in una spinta forte, democratica e modernizzante.
 
Non con vecchie e desuete parole, ma con fatti nuovi che possono essere un riferimento positivo per il mondo intero.
 

 

 

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