ADOC - associazione dei consumatori

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Alcuni articoli che hanno ripreso la questione dell'adeguamento dei buoni pasti




"Buoni pasto? Da morire di fame"

Il pressing dell'associazione Adoc: adeguare i ticket agli standard europei Piacenza - Buoni pasto fuori mercato. Nel senso che con buoni da 5,35 euro si può dare l'addio al pranzo. Per Adoc, l'associazione dei consumatori affiliata alla Uil, il valore va adeguato al costo della vita, come in altri paesi dell'Unione Europea. I ticket oggi sono sempre più diffusi, ma non si traducono spesso in un reale beneficio per chi se ne serve.  Il dato emerge dall'indagine dell'Adoc sul mercato dei buoni pasto, che ha un volume d'affari annuale di circa 2,5 miliardi di euro.  "Secondo noi è necessario alzare la soglia dell'esenzione fiscale e contributiva, attualmente 5,35 euro, adeguandola al costo della vita - afferma Franco Ardenna, responsabile provinciale dell'Adoc - La nostra sede nazionale ha scritto ai ministri Sacconi e Tremonti, chiedendo loro un incontro per valutare la possibilità di adeguare al costo della vita il valore dei buoni pasto, in Italia fermo da 15 anni a 5,35 euro appunto, mentre negli altri Paesi europei l'adeguamento è già stato realizzato". Ed ecco alcuni esempi comparativi illuminanti: "In Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70 per cento in più dell'Italia, in Francia è di 7 euro, in Portogallo di 6,70 euro. Con un buono come quelli italiani oggi non si riesce a comprare neanche un pasto completo, questi importi bastano appena per un tramezzino e un succo di frutta". Bisogna poi considerare che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni nel nostro Paese e 100 mila i ristoranti convenzionati. "Aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche" si sottolinea. Inoltre andrebbe eliminata la scadenza del buono al 31 dicembre dell'anno di emissione, sempre a parere dell'associazione che tutela i consumatori.  "Secondo le nostre stime circa il 10 per cento dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto, comportando la perdita per il possessore del buono del 15 per cento del suo valore, pari a circa 200 euro e un guadagno, ingiusto, per le aziende emettitrici, pari a circa 250 milioni di euro complessivi". Un aspetto poco valutato, ma che genera una perdita per il lavoratore. "Per questo proponiamo l'eliminazione della scadenza - incalza Ardenna - come già fatto per le carte telefoniche prepagate, o almeno di fissare una scadenza quinquennale". Inoltre, per l'associazione si dovrebbe prevedere l'abolizione dell'asta al ribasso per l'aggiudicazione dei buoni e il pagamento entro trenta giorni all'esercente. "Altrimenti i ristoratori scaricano sui consumatori - avverte l'Adoc - attraverso l'aumento dei prezzi al dettaglio, il rischio di impresa, determinando un aumento inflattivo significativo che va a danneggiare gravemente anche chi non possiede il buono".  Ed ecco una fotografia del mercato dei buoni pasto che riassume i dati salienti: le aziende operanti nel settore sono attualmente venticinque, il volume d'affari annuo stimato è pari a 2,5 miliardi di euro (dove però il 60 per cento del fatturato è detenuto da sole 3 aziende). Utenti giornalieri nel nostro Paese sono due milioni, mentre i ristoranti convenzionati 100 mila. La percentuale di buoni scaduti (anno): 10 per cento, con una perdita, come si diceva, di valore per possessore pari al 15 per cento. 15/07/2008.

( Libertà del 15/07/2008 )

 



<Buoni pasto da adeguare>



Secondo Adoc Sondrio "Buoni pasto da adeguare" Tralli: "Sono fermi da 15 anni allo stesso importo: 5,35 euro" (a.o. ) Nuova iniziativa promossa dall'Adoc, l'associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori attiva anche in provincia di Sondrio relativa ai buoni pasto. "Come associazione di tutela dei consumatori ? spiega il presidente dell'Adoc valtellinese Adelino Tralli ?  abbiamo scritto ai ministri Tremonti e Sacconi chiedendo un incontro per valutare la possibilità di adeguare il valore dei buoni pasto al costo della vita. In Italia siamo fermi da 15 anni al medesimo importo, che è di 5,35 euro, mentre in altre realtà europee si è già realizzato un adattamento". Altro punto su cui l'Adoc insiste perchè si arrivi ad una modifica è quello della scadenza, attualmente fissata al 31 dicembre dell'anno di emissione. Secondo le stime effettuate vi è un 10% di questi ticket che non viene utilizzato perchè scaduto con una perdita per il possessore pari al 15% del valore mentre l'azienda che li emette ottiene ugualmente un guadagno. La proposta presentata dall'Adoc è di eliminare la scadenza o almeno prorogare la validità dei tagliandi a cinque anni. Il sodalizio per la tutela propone anche l'abolizione dell'asta al ribasso per l'aggiudicazione e la garanzia di pagamento all'esercente entro 30 giorni. Per contattare l'Adoc di Sondrio chiamare lo 0342/214586 oppure il 338/6042735 o inviare una mail ad adoc.sondrio@adoc.org. 09/07/2008.


( Provincia di Sondrio, La del 09/07/2008 )

 

Consumi: per Adoc il calo reale e' del 6%, la recessione impone pesanti rinunce agli italiani 

Roma - 4 luglio 2008 -Secondo i dati Confcommercio i consumi a maggio registrano un calo del 2,7% rispetto al 2007. Per Adoc la flessione è maggiore, intorno al 6%. "E' in atto una profonda recessione economica -commenta Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - e i dati sul calo dei consumi, che da mesi stiamo registrando, sono preoccupanti. Dai nostri dati la flessione dei consumi è pari al 6%, superiore a quella calcolata da Confcommercio. Il carovita e la progressiva perdita del potere d'acquisto spingono i consumatori italiani a rinunciare ai beni e servizi secondari: solo il 25% andrà in vacanza quest'estate, il 40% degli automobilisti non usa più la macchina o la usa solo una volta alla settimana, il consumo di carburanti è diminuito del 28% rispetto al 2007. Un intervento che potrebbe alleviare la spesa alimentare sarebbe l'aumento del valore defiscalizzato dei buoni pasto, adeguandolo al costo della vita. In Spagna il valore è di 9 euro, circa il 70% in più dell'Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Mentre da noi è fermo da 15 anni a 5,35 euro, con cui si riesce a comprare a malapena un tramezzino e un succo di frutta.&rdquo; Per Adoc la crisi dei consumi travolge i settori abbigliamento e calzature. Registriamo un calo complessivo delle vendite del 15% - continua Pileri - anche i saldi sono iniziati male, non ci sono le consuete file degli anni scorsi. Prevediamo un calo della spesa del 15%, sui 220 euro circa a famiglia. Male, secondo le nostre stime, l'abbigliamento di media-bassa qualità, per cui prevediamo un calo del 20%, leggero aumento per calzature, in aumento del 15% rispetto al 2007 e abbigliamento sportivo, in rialzo dell'8%; Per Adoc c'è il rischio che tutta l'economia italiana si fermi. Per risalire e affrontare seriamente la lotta al carovita è necessaria una riduzione generalizzata dei prezzi al consumo, pari al 10-15%, e delle tariffe, che incidono per almeno il 35% sui redditi delle famiglie - continua Pileri - oltre a ridurre le tasse sui carburanti del 15%. L'industria italiana è in difficoltà, soprattutto nel settore auto, dove si registra un calo del 20%, abbigliamento, calzature, pelli, argenteria e oreficeria. Un grave danno a tutta l'economia trainante italiana

(4/7/2008 09:57) | (Sesto Potere)

 







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